MARE: Grossi squali a Taranto, ma niente paura!
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Per la prima volta divulgo queste foto, scattate a bordo di un peschereccio tarantino, da Jacopo, valido componente dell’allora associazione “Caretta caretta”. Nelle istantanee viene immortalata la cattura di molti squali, fra i quali spicca quella di un pescecane femmina, pescata gravida ed in procinto di partorire. In queste immagini, un po’ crude, è facile notare come i pescatori, una volta accortisi dell’imminente lieto evento, siano riusciti a salvare la prole e successivamente a ributtarla in mare. Appartenendo ad una specie vivipara, i piccoli pescecani sono, infatti, autosufficienti quasi da subito.
Sicuramente tante volte, e senza nemmeno accorgercene, abbiamo fatto il bagno in lidi dove vicinissimi nuotavano anche questi grossi pesci. Per un uomo che vive il mare come me, anche nelle profondità, non è difficile imbattersi in questi grossi animali, sicuramente poco visibili a coloro che frequentano i lidi soltanto in un periodo di grande affollamento dei bagnanti, a pochi metri dalla battigia, condizioni queste non favorevoli al loro incontro. Non nascondo che nella mia lunga carriera di sommozzatore e prima ancora di nuotatore maratoneta, ho avuto il timore di trovarmi faccia a faccia con queste grosse creature marine che possono superare anche facilmente i 3 metri di lunghezza e i 200 kg. di peso. Sopratutto nelle traversate a nuoto dall’Africa alla Sicilia, da Metaponto a Taranto e attaverso lo Stretto di Messina, quando il lungo percorso in mare imponeva di rimanere in acqua anche dopo il tramonto, la paura di avere un incontro ravvicinato era inevitabile.
Nei prossimi mesi, realizzerò un reportage più completo sulla presenza di alcune specie di squali che vivono nei nostri mari: un peschereggio tarantino con il suo equipaggio ha già dato la sua disponibilità per quest’operazione e nella prossima primavera, divulgherò altre foto e riprese video che possano testimoniare, ancora una volta, la presenza di questi bellissimi esemplari non lontani dalle coste del litorale jonico.
Gli squali che vivono nel mar Mediterraneo, infatti, solitamente hanno paura dell’uomo e le statistiche dicono che gli attacchi documentati e provati agli esseri umani si contano sulle dita di una sola mano; solo di notte è meno improbabile imbattersi in loro, perchè il predatore ha maggiore difficoltà a riconoscere la sua preda.
Il pesce sembra godere della fama di “mangiatore di uomini”: tuttavia le poche decine di attacchi segnalati negli ultimi due secoli, per lo più concentrati in Madagascar e sulle coste americane e australiane, testimoniano come la sua pericolosità assoluta sia molto bassa. Il pescecane attacca l’uomo più per sbaglio che per necessità: la carne umana, infatti, è troppo povera di grassi, di cui invece sono ghiotti questi predatori, che ne hanno assoluto bisogno in quanto grandi dissipatori di energia; essi sono animali molto attivi, in perenne movimento, possono percepire vibrazioni sonore a grande distanza. Sono anche in grado di rilevare una goccia di sangue diluita in migliaia di litri d'acqua. Inoltre, possono percepire dei debolissimi campi elettrici e bio-elettrici generati dall'attività motoria delle loro potenziali prede, tra le quali non è possibile annoverare l’uomo. Nei suoi rari attacchi agli umani, il pescecane ha sempre dato al massimo non più di due morsi alla vittima, proprio perché poi si rende conto del suo “errore”. La Prionace glauca, molto diffusa nel mar Jonio, è tra l’altro agli ultimi posti nella classifica degli squali più pericolosi; il suo atteggiamento è curioso, ma raramente violento, anche se va sottolineato come il 4% degli attacchi degli squali sia attribuito proprio a questa specie.
Questo squalo è pescato in grandi quantità in tutto il mondo, nonostante le sue carni non siano particolarmente apprezzate: anche sulle nostre coste è molto diffusa la caccia a questo pesce, che spesso viene accidentalmente catturato insieme a tonni e pescespada. Le sue pinne sono l'ingrediente principale della zuppa di pescecane della cucina orientale, mentre il suo fegato è utilizzato per estrarre olio, estremamente efficace per curare le ulcere e le ferite cutanee e, talvolta, la sua pelle per l'abbigliamento.
Alcuni modi di cucinare lo squalo azzurro (Verdesca):
VERDESCA IN SALSA
INGREDIENTI (4 PERSONE): quattro fette di verdesca di circa 200 gr ciascuna, 50 gr di olive, 4 filetti di acciuga sott'olio, 200 gr di polpa di pomodoro, 1 cucchiaio di capperi, 1 mazzetto di prezzemolo, vino bianco secco, olio extravergine d'oliva, sale, pepe.
Versare in una casseruola la polpa di pomodoro passata al setaccio, le olive tritate, i capperi interi, le acciughe a pezzetti e due o tre cucchiai di olio; unire qualche cucchiaio di acqua (o, meglio ancora, brodo) e cuocere la salsa per circa un quarto d'ora. Quando il sugo è ben ristretto adagiarvi le fette di pesce, lavate e spellate, unire mezzo bicchiere circa di vino, il prezzemolo tritato, aggiustare di sale, pepare e portare a termine la cottura (circa 30 minuti).
RAGU’ CON VERDESCA
1 trancio di verdesca da 100 g circa
4 olive verdi
4 olive nere
4 filetti di acciughe o alici sott'olio
2 cucchiai d'olio extravergine di oliva
2 spicchi d'aglio
150 g di pomodorini in scatola conservati con succo di pomodoro
sale
origano
pepe
Sciacquare il trancio di pesce sotto acqua corrente, togliere la pelle e, se presente, la lisca. Tagliarlo a piccoli cubetti di 1 cm di lato.
Snocciolare le olive e spezzettarle grossolanamente.
Scolare le acciughe dall'olio e tamponarle con carta da cucina per togliere il liquido in eccesso.
In una capace padella mettere l'olio, gli spicchi d'aglio spellati e schiacciati e le acciughe. Accendere il fuoco e far soffriggere a fiamma vivace fintanto che l'aglio non si sarà ben dorato.
Unire il pesce, mescolare e farlo dorare uniformemente.
Aggiungere le olive e far cuocere per un paio di minuti mescolando di frequente, quindi unire i pomodorini con il loro succo di conservazione, un pizzico abbondante di sale, una manciata di origano, amalgamare bene gli ingredienti, lasciar riprendere il bollore, coprire e cuocere per 5 minuti a fiamma media.
Servire immediatamente insieme alla pasta, con una generosa macinata di pepe.
VERDESCA AL CARTOCCIO
Ingredienti e dosi per 4 persone:
4 fette di verdesca (o pesce spada) di 1-1,5 cm, 4 limoni, 8 olive verdi, 8 olive nere, una decina di capperi, origano, sale, olio extra vergine.
Disporre nella teglia la carta stagnola e mettere un letto di fette di limone. Lavare le fette di pesce, posarle sui limoni, tritare la maggior parte delle olive e dei capperi e distribuirle sulle fette di pesce, disporre sopra olive e capperi residui interi. Salare e spolverare di origano e spruzzare di olio. Chiudere bene il cartoccio di carta stagnola e mettere in forno caldo a 200 gradi per 20- 30min. secondo lo spessore delle fette. Servire subito (per evitare che il pesce diventi asciutto).
Prof. Fabio Matacchiera
Admin
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