TARANTO IN CARTOLINA
TRADIZIONI-FOLKLORE: Il meteo nei detti popolari

Il meteo nei detti popolari
Le previsioni del tempo non sono infallibili ma la loro attendibilità è alta. I detti popolari non sono certo più precisi dei satelliti e dei barometri ma a volte ci vengono in aiuto. A Taranto la data del 10 maggio, giorno di San Cataldo, Patrono della città, sancisce il cambio di consegne tra il caldo e il freddo. De San Catavete se ne vè 'u fridde e avene 'u cavete (di San Cataldo va via il freddo e arriva il caldo) è il proverbio che più spesso viene utilizzato dai tarantini quando l'inverno sembra non lasciare il passo alla primavera. E cosa fare se il mese di aprile è particolarmente uggioso? Quanne abbrile mette 'u muse, fueche appezzecate e porta acchiuse (quando aprire mette il muso, lascia il fuoco acceso e la porta chiusa).
A volte marzo è particolarmente freddo, tanto da far saltare le unghie ai buoi (Marze quanne vole face zumbare l'ogne o' vove), ma altri anni è particolarmente secco e la pioggia sembra non volerne sapere di venire giù. In questo caso il raccolto dei contadini sarà particolarmente ricco (Marze assutte ricche frutte).
Il vento soffia spesso a Taranto e i detti popolari consigliano come comportarsi a seconda del versante dal quale esso proviene. 'U grecale face cadere le crestiane com'a pere (il grecale fa cadere la gente come pere); Quanne jate 'a tramundane, no' sce scenne a' duane (quando tira la tramontana, non recarti alla dogana); 'U maistre porte neve (il maestrale porta la neve).


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